Tipologie di Garanzie

Scontrinando.it – Tipologie di garanzie previste dal D.Lgs 206/2005 (“Codice del Consumo”)

1.            La garanzia legale

Il presente memo verte sull’analisi dei diversi sistemi di rimedi concessi al consumatore nel caso di acquisto di qualsiasi bene di consumo non conforme al contratto di vendita.

Il legislatore ha disposto tali tutele in capo al consumatore ai sensi dell’articolo 128 e ss. del Codice del Consumo, recependo la Direttiva 1999/44/CE approvata dal Parlamento Europeo in ambito di “aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo”.

Il Codice del Consumo prevede, ai sensi dell’articolo 130, che “il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene” e, ai sensi dell’articolo 132, per “il termine di due anni dalla consegna del bene”.

E’ bene sottolineare che la normativa regolata dal Codice del Consumo (qui di seguito come “Cod. Cons.”) è inderogabile, quindi è nullo ogni patto contrario a quanto recepito dal legislatore italiano, salva ogni deroga in mejus.

La tutela offerta dal legislatore europeo e nazionale riguarda qualsiasi bene di consumo oggetto di compravendita tra il consumatore ed il venditore, a prescindere dal metodo e la modalità con cui l’acquisto si è perfezionato; pertanto sono ivi inclusi gli acquisti on-line, gli acquisti mediante televendita ovvero gli acquisti cosiddetti “porta-a-porta”.

Per di più, la garanzia legale sui beni di consumo si applica anche ai casi di “omaggio”: in particolare, si parla delle “vendite con incentivo” o delle “vendite accompagnate dalla promessa di omaggi o premi”.

La prima considerazione da rilevare in merito all’origine del diritto di garanzia sul bene di consumo riguarda il momento della consegna del bene, cioè il momento in cui sorge il diritto di cui agli articoli 128 e ss. Cod. Cons..

Per consegna del bene si intende l’effettiva disponibilità del bene oggetto della compravendita in capo al consumatore, e questo coincide con il passaggio del possesso del bene dal venditore all’acquirente. Infatti, i termini di garanzia di due anni (ovvero di 26 mesi, come vedremo più avanti) decorrono dal momento in cui il consumatore può verificare che il bene dallo stesso acquistato sia conforme al contratto.

A comprova del passaggio del bene di consumo, il venditore emette lo scontrino fiscale; cioè un documento obbligatorio per il venditore che indica luogo, data, bene venduto e dettagli del venditore. Per di più, lo scontrino può essere sostituito eventualmente anche da una copia dello stesso, in quanto la legge non prevede che la garanzia legale venga fornita esclusivamente in caso di esibizione dello scontrino stesso.

La nozione di conformità al contratto, nella disciplina concernente la vendita dei beni di consumo, può essere tradotta in questo modo: i) idoneità all’uso normale, ii) idoneità all’uso particolare; iii) conformità alla descrizione fatta dal venditore o dal produttore; iv) qualità del bene corrispondente al campione od al modello presentato; v) qualità e prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo.

Il consumatore ha il diritto di esperire, pertanto, le tutele rimediali disciplinate dal Codice del Consumo nel caso queste forme di conformità poc’anzi elencate non vengano rispettate (Si possono, in particolare, studiare i diversi casi a seconda della tipologia del prodotto: ad esempio la conformità riguarda anche l’installazione di un prodotto ovvero l’assemblaggio di questo. In questa eventualità, determinante è la cognizione del soggetto che ha provveduto all’installazione od all’assemblaggio del prodotto. Nel caso il bene venga installato o assemblato dal venditore,  permane la tutela rimediale in capo al consumatore; invece, nel caso fosse stato lo stesso consumatore, la responsabilità del venditore e/o produttore riguarda solo la dimostrazione che le istruzioni per il montaggio fossero state sfuorvianti e/o errate nell’indicazione delle modalità di montaggio del prodotto).

Che cosa prevede il Codice del Consumo in merito alle tutele esperibili in caso di vizi di conformità dei beni di consumo?

Il sistema dei rimedi è incentrato sul ripristino della conformità mediante diverse soluzioni che il legislatore concede alternativamente al consumatore: la sostituzione o la riparazione del bene. Tali operazioni devono essere concesse a titolo completamente gratuito, e tutte le spese necessarie per rimediare al danno subito dal consumatore devono essere, pertanto, sostenute interamente dal venditore.

Infatti, il soggetto obbligato nei confronti del consumatore è esclusivamente il venditore diretto, il quale in seguito avrà la possibilità di agire mediante un’azione di regresso nei confronti del produttore.

Si sottolinea, a tal proposito, che la garanzia non può essere concessa dal venditore nei soli casi di

(i) prestazione rimediale oggettivamente impossibile ovvero

(ii) di eccessiva onerosità in capo allo stesso di porre “rimedio” alla non conformità del prodotto.

Ai sensi dell’articolo 1453 c.c., l’inadempimento dell’obbligazione contrattuale comporta la possibilità di sollevare dinanzi all’autorità competente la risoluzione del contratto, potendo altresì richiedere il risarcimento del danno. La risoluzione determina, quindi, la restituzione del prezzo corrisposto, la restituzione del bene acquistato ovvero l’estinzione delle obbligazioni ancora inadempiute; ai sensi dell’art. 130, comma 7, tale soluzione, unitamente alla richiesta di riduzione del prezzo, è ammessa esclusivamente nel caso in cui la riparazione e/o la sostituzione siano eccessivamente onerose, il venditore non ha provveduto alla riparazione e/o sostituzione in un termine congruo ovvero la precedente sostituzione o riparazione ha causato notevoli inconvenienti.

Il legislatore in ambito di vendita di beni di consumo, ai sensi dell’articolo 130 Cod. Cons. ha messo in secondo piano i suddetti rimedi permettendo, infatti, al consumatore di eliminare il vizio del prodotto attraverso sistemi alternativi quali la riparazione ovvero la sostituzione del bene acquistato.

La riparazione e/o la sostituzione fanno nascere in capo al consumatore il diritto di ottenere nuovamente la garanzia legale per ulteriori due anni, pertanto in caso insorgessero ulteriori vizi al prodotto successivamente alla riparazione ovvero alla sostituzione, il consumatore ha il diritto di esercitare i suddetti sistemi rimediali.

L’articolo 130, comma 5, del Cod. Cons. prevede inoltre che tali soluzioni rimediali “devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene

Come già ricordato inizialmente, il termine per esperire le alternative concesse dal legislatore è di due anni dal giorno della consegna del prodotto a prescindere dalla tipologia di bene acquistato (A tal proposito, è bene sottolineare che anche i beni cosiddetti “durevoli” sono soggetti al termine biennale di garanzia). Il legislatore ha però limitato il periodo di denuncia in capo al consumatore; infatti, quest’ultimo ha l’onere di denunciare i difetti entro due mesi dalla scoperta dei difetti, pena la decadenza dei sistemi rimediali di cui all’articolo 130 del Cod. Cons..

Si segnala, quindi, che il termine di due anni si estende di altri due mesi per evitare il paradosso che il giorno della scoperta del vizio possa coincidere con la decadenza del termine biennale di garanzia.

Al fine di ottenere i suddetti rimedi, ebbene, il consumatore ha l’onere di dimostrare (i) l’effettivo vizio del bene di consumo, (ii) che tale vizio sussisteva la momento della consegna del bene (onere non necessario nel caso i vizi si presentino nel termine di sei mesi), (iii) che si sia manifestato entro due anni dal giorno di consegna, ed infine (iv) che il bene sia stato acquistato dallo stesso soggetto a cui si chiede di riparare o sostituire il prodotto viziato.

A tal proposito, il legislatore non ha previsto forme particolari di denuncia dei vizi al venditore, lasciando liberamente il consumatore di scegliere la modalità più efficaci per ottenere i sistemi rimediali. (In tal senso anche la Corte di Cassazione con sentenza n. 2000/6324 ha confermato che “la denuncia dei vizi della cosa venduta non deve consistere necessariamente in una esposizione dettagliata dei vizi (…) poiché una denuncia generica può essere idonea allo scopo (…)”)

2.            La garanzia convenzionale

Il legislatore ha permesso che possa essere proposto al consumatore un ulteriore periodo di garanzia, successivo al periodo obbligatorio biennale; proprio l’obbligatorietà scinde i due tipi di garanzia, infatti la garanzia legale, come già chiarito, è obbligatoria ai sensi di legge ed obbliga il venditore ad intervenire per porre rimedio ai vizi del prodotto dallo stesso venduto, invece, la garanzia convenzionale, nonostante sia prevista dall’articolo 133 del Cod. Cons., dipende esclusivamente dalla volontà del produttore di offrire un servizio supplementare e dalla volontà del consumatore di accettare tale proposta.

Nel caso venisse formulata l’offerta per prolungare il periodo di garanzia, questa deve avere i requisiti indicati all’articolo 133 del Cod. Cons., cioè (a) le specifiche dei diritti in capo al consumatore, (b) l’oggetto della garanzia e gli elementi essenziali per farla valere, in modo chiaro e preciso, (c) deve essere scritta in lingua italiana. In caso di mancanza di uno di questi requisiti, il consumatore è comunque legittimato ad esercitare la garanzia offerta.

La prassi prevede che la garanzia convenzionale venga offerta a fronte del pagamento di un importo iniziale, deciso dall’offerente sulla base del valore del bene di consumo oggetto del contratto, assimilando, pertanto, l’offerta svolta dal produttore ad un contratto assicurativo.